Mi sembra di non provare più’ emozioni
Mi sembra di non provare più’ emozioni, mi e’ stato detto.
Ho visto di recente una gabbia angusta piena di grandi fenicotteri rosa; e un’altra altrettanto angusta piena di grandi pappagalli variopinti.
In un parco suggestivo a Fukuoka,nel sud del Giappone.
Strano che in un paese così attento al benessere degli umani e alla salvaguardia dell’ecosistema questi animali ,grandi, dovessero vivere in uno spazio così ristretto e mortificante.
Tante volte ho potuto ammirare i fenicotteri rosa,ultimamente a Costa dell’Ambra, ma anche all’Oasi di Vindicari,nelle saline di Trapani,nelle distese lacustri del Serengeti.
Ergersi maestosi e snelli da acque basse e zampettare,
dispiegare le ali e tingere il cielo di rosa, volare sicuri in eleganti formazioni coi loro simili.
Cosa possono provare chiusi in una gabbia dove non possono muoversi,con tanti umani accanto,loro che naturalmente si ritraggono dalla vicinanza altrui.
Si adattano, io penso, come tutti gli esseri senzienti, uomini, animali, piante, alcuni magari si ammaleranno o moriranno.
Per adattarsi a quello spazio del vivere così innaturale e ristretto per loro, magari perderanno il gusto di zampettare, cercare vermetti nella rena, dispiegare le ali.
Non so niente in verità delle sensazioni dei fenicotteri ne’ dei loro compagni della gabbia attigua,quei grandi pappagalli, ma questo è ciò che può accadere agli umani che in situazioni di prigionia perdono le loro emozioni, o più esattamente le allontanano, le nascondono,le rimuovono.
Dagli occhi di se stessi, cioè dal loro sentire.
Quale prigionia.Quella che ognuno di noi ha avuto la necessità di costruirsi,magari protettivamente.
Quella che ognuno di noi ha la necessità di guardare.
Foto copertina: Flamingo by John James Audubon